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21 Luglio 2016

Il volo del segno
21 - 31.07.2016 - Palazzo Borelli - Demonte (CN)
Silvio Rosso

date
dal 21/07/2016 al 31/07/2016

orari
mercoledì, giovedì, venerdì 16,30 - 18,30
sabato e domenica 10,00 - 12,00 / 16,30 - 18,30

descrizione
La mostra è stata organizzata dagli Amici di Demonte con la collaborazione dell'Art Gallery La Luna Carena&Capato di Borgo San Dalmazzo (CN).

Silvio Rosso - Il volo del segno
Brano critico di Marisa Vescovo

L'arte informale ha avuto il primato sulle altre tendenze attraverso la definizione di “arte gestuale”, “segnica” o “materica”, che hanno caratterizzato con puntiglio la ricerca di molti pittori. Ovunque.
Resta il fatto che in questa tendenza proprio il segno, il gesto, la materia, sono stati gli elementi che variamente elaborati, o indagati, hanno permesso di fissare sulla tela i termini di un rapporto contraddittorio e problematico con la realtà in divenire, con l’“informità” dell’esperienza, fino a superare, in prospettiva, l’antitesi tra figurazione e non figurazione attraverso un ritorno nell’alveo originario dell’atto espressivo.
Silvio Rosso, ai suoi esordi, ha trovato forza, e gioia, nella conoscenza di miti letterari come Cesare Pavese, Italo Calvino - che ha aperto al racconto la frontiera di una dimensione fantastica e simbolica - Beppe Fenoglio, nella poesia di Giuseppe Conte e altri. Per sottolineare alcuni di questi aspetti viene esposto in mostra il libro d’artista: “Fogli di Calafell” (2000-2006), un lavoro ricco di riflessioni dell’artefice, di citazioni di Roberto Mussapi, Dino Campana, poeti che indicarono il superamento dei moduli realisti attraverso una spericolata sperimentazione. Questi fogli, con le loro cellule danzanti, scaturiscono da una dimensione espressiva di una purezza cromatica castigata e commossa.
Come si può vedere invece dai quadri esposti - il gruppo dei “Grovigli” (1967/70) - è chiaro che tutta l’opera dell’artista non è assumibile da un unico punto di vista. Accettarla invece nella sua complessità vuol dire perdersi piacevolmente in un arcipelago di isole, di atolli vulcanici, soggetti alle maree del tempo. Tutto questo lavoro non si dispiega in maniera addomesticata, ma per collisioni e frizioni, tra frammenti nascosti e palesi.
Nei quadri in bianco/nero Rosso coglie spunti e, soprattutto, il senso instabile dei grandi spazi barocchi (e in Piemonte le architetture barocche non mancano). Le opere inneggiano al vuoto, ma sono scoppiettanti di scontri, tra ombre e luci. Freghi in torsione, o in brusche inversioni di rotta, inchiodano lo spazio e lo crocifiggono in spirali invalicabili. Non possiamo che scorgere, flussi e reflussi in uno spazio tramato di fili, tirati dalla mano del pittore; è un dar conto di una tensione drammatica: non vediamo nello spazio palinsesti alla Pollock, ma registrazioni di polarità dialettiche. Il tempo con i suoi eventi e le sue eventualità, cariche di minacce è quello che impieghiamo noi a dibatterci fra queste maglie, le quali sembrano fatte di fili di ferro: il tempo è un divenire senza storia, è un continuo riproporsi del caos originario, una condizione di natura che si trasmette al pensiero dell’uomo. Tutto questo rivela una volontà di reagire al presente, è il tentativo di riscattare questa situazione, un tempo che oggi fluisce ininterrotto dalla nostra società.
L’immagine speculare odierna di questi grovigli ferrosi, non può portarci che al pensiero della poetica del “Muro” (2013/2016), che piaceva tanto a Tapies, ma che Rosso cala sulla tela come un materia sedimentata, stratificata, attraversata da zaffate d’ombra, perimetri scrostati, e invasioni di muffe velenose, scritture diverse ma conseguenti. Questa di Rosso è una materia intrecciata al significato del tempo. Il dipinto vive ancora della volontà di raggiungere una forma, la cui delimitazione, tuttavia, non risulta da una definizione di contorni, o da una articolazione formale, ma proprio da un rapporto dialettico di superfici diversamente individuate dal segno e dalla materia. In queste ultime opere la gravitazione è sempre verso la terra, attinta nei suoi toni ocra e grigi, solcata da corposi segni scuri, che ci inseguono come una premonizione, il muro dunque come “divisione” e “soglia” verso altro, verso culture ingiustamente divise, verso le distruzioni delle città del medio oriente, con le loro finestre crollate come membra disossate, testimoni mute di tragedie senza fine. Si sente l’incombere di pitture “sfigurate”, le quali documentano il definitivo emergere del magma della vita contemporanea, che comporta rotture insanabili ed effetti irreversibili.
Rosso, sente come tutti noi, lo spirito del tempo, e tende ad usare l’arte come un privato campo di azione, ci dice che nel presente si è attenuato il dissidio tra arte e società, ammonendoci però sui falsi miti che ci ammaliano oggi.

sede espositiva
Palazzo Borelli
via Martiri e Caduti della Libertà, 1
12014 Demonte (CN)

info
segnalato da Pascal McLee
mail mclee@iol.it

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