amarcord.amicinellarte.it
English Version Versione in Italiano 
Visitatori: 5.471.079
Mercoledì, 16 Ottobre 2019


PRIMO PIANO

SOCI

GALLERIE PERSONALI

CALENDARIO

PRESS ROOM

LINKS

LOGIN
Ricorda Login 

CERCA NEL SITO

Ricerca avanzata > 



HUMOR'S CORNER

SEGNALA UN EVENTO

IN EVIDENZA


ISCRIVITI AL SITO

COME ASSOCIARSI

*PAYPAL*

CERCO / OFFRO

PRIVACY

AGGIORNAMENTO
15 Settembre 2017





LIBRI

« precsucc »

Un accordo tra luoghi teatrali
Marco Battistini
prospettive classiche per un palcoscenico della modernità

clic per ingrandire
Titolo

Un accordo tra luoghi teatrali

Autore

Marco Battistini

Pubblicazione

2015

Editore

Bacchetta

Pagine

184

Prezzo

10,00 €

ISBN

9788887397369

Info

Saggistica

L’unità proposta dal teatro è l’unità nel dialogo e nella comprensione. Il teatro, quindi, non può essere relegato in un ambito a sé stante, perché esso implica dei risvolti politici, antropologici e sociali, e costituisce una possibile base per l’ecologia e per il mantenimento delle condizioni della vita.

 

Prefazione


1. LA NECESSITÀ DELLA COMUNICAZIONE
Dall’asfalto sporge una pianta. Che cos’è l’asfalto? Che cos’è una pianta? Due concetti completamente opposti; attraverso la pianta emergono la forza e la volontà di vita, di essere nel tempo, che l’asfalto non riesce a eliminare. Una tale visione ci offre un sospiro di piacere, un sospiro di poter esistere. Il teatro ci offre rappresentazioni sia a livello soggettivo che a livello collettivo. Una rappresentazione può nascere da un’occhiata con cui, anche solo per un minuto, cogli il mondo esterno, e che subito si trasforma in una visione duratura.
La cultura, in particolare il teatro, è comunicazione. I linguaggi del teatro servono per rendere presente l’aspetto fittizio della comunicazione. Come disse William Shakespeare, all’inizio del 1600 in Inghilterra: «Il teatro è lo specchio della vita». Noi ci riflettiamo nello specchio per poter riflettere sulla vita, su noi stessi, su ciò che accade, su ciò che accadrà e su ciò che è accaduto. Il presente, il futuro e il passato possono essere presenti sul palco contemporaneamente. Il teatro è un contesto dove la persona è protagonista anche senza dire una battuta; ognuno è indispensabile. Oggi, forse, è proprio il teatro lo spazio per ritrovarsi in questa nostra società che, solennemente, suggerisce come punto di incontro i centri commerciali. Come agire oggi?

2. COMUNICAZIONE NUMERICA E COMUNICAZIONE ANALOGICA
La logica numerica della comunicazione è familiare e per di più essenziale all’individuo nel contesto sia sociale che personale; essa è importante poiché rende possibile il passaggio di informazione su degli oggetti da una persona a un’altra, e il passaggio di conoscenza da un’epoca a un’altra. Nella rappresentazione teatrale c’è, però, una dimensione di comunicazione analogica; essa determina le possibilità di lettura che ognuno applica personalmente nei confronti dello spettacolo a cui assiste. Il linguaggio scenico è una potenzialità comunicativa che non si può misurare “numericamente”; è l’aspetto analogico che dà il senso a una frase come “Ti amo”. Un altro esempio è il turista, persona che si fa fotografare ai fini di poter conservare anche nel futuro il ricordo del suo viaggio. Il ricordo non comprende solo il luogo e la data della visita; attraverso la fotografia il turista può ricrearsi l’atmosfera e la sensazione vissuta nel luogo visitato; è sufficiente un segno affinché l’individuo possa riprodurre tutta una gamma di sensazioni e di scoperte alimentate da vari elementi che compongono il segno stesso.
Il linguaggio scenico si serve di segni, a livello verbale e non verbale, ai fini di garantire la comunicazione nella finzione che si crea con le azioni reciproche degli attori e con i giochi di luce all’interno di uno spazio limitato e in un tempo accettato. La comunicazione teatrale offre una rottura nella logica numerica della comunicazione che predomina l’utilizzo quotidiano delle parole. Le possibilità analogiche sono come le carezze; la ripetizione non riduce l’intensità. La forma convenzionale non è sempre una garanzia.
In seguito a una lunga esperienza di lavoro teatrale penso sia importante vedere, a livello Europeo, come il teatro possa essere usato quale strumento nella lotta contro l’isolamento sociale e contro i problemi che emergono oggi con forza e che ci costringono ad agire in un modo o in un altro.

3. PERCHÉ IL TEATRO?
La rappresentazione teatrale è un’ipotesi che esiste tutta per la durata di uno spettacolo; in quel momento la finzione supera la realtà convenzionale diventando essa stessa realtà. Lo spettatore abbandona la sua dimensione “convenzionale” e si trasforma in un protagonista il cui ruolo è quello di una persona a cui gli attori propongono il gioco scenico. Gli attori stessi diventano dei protagonisti che, durante lo spettacolo, si rapportano tra di loro a seconda delle necessità del ruolo che stanno interpretando; è Cyrano, e non l’attore, che morirà alla fine dello spettacolo. La rappresentazione di una situazione – la finzione – fa parte della dimensione umana della vita.
L’Homo Sapiens non può sopravvivere senza la comunicazione. La comunicazione – verbale e non verbale – offre sovente i primi segni di una situazione problematica; riuscire a dare una forma ai problemi ai fini di rendere possibile la partecipazione degli altri è già un primo passo per superarli.
In teatro lo spettatore è accompagnato verso la lettura della scena proposta; la scena, alla quale egli assiste, si trasforma spesso in una situazione che lo spettatore riconosce di aver vissuto a livello personale e che egli può analizzare e “comprendere”.
«What is done cannot be undone», scrive William Shakespeare. «Ciò che è stato compiuto, non può essere non compiuto». Forse, ma, nella dimensione immaginaria, si possono creare soluzioni differenti e si può rivivere ciò che ha già avuto e ciò che avrà luogo. Il teatro rende reale, in un tempo ipotetico, il confronto reciproco sugli argomenti circoscritti e contingenti; è la finzione che contribuisce alla creazione di una distanza necessaria per un’analisi propositiva.
Marco Battistini scrive su Crono, figlio di Urano: «Il gesto di Crono assume il valore di una garanzia, in quanto è un’azione irreversibile che immette nel cosmo il concetto dello spazio e, conseguentemente, del tempo; nello spazio ci si può muovere, e il tempo è la misura di un movimento. Crono può allora legittimamente assumere il ruolo della personificazione del tempo medesimo». Come possiamo realizzare, in modo positivo, il nostro rapporto con Crono? La risposta non è facile soprattutto oggi, ma non dobbiamo perdere la convinzione di riuscire a superare le nuvole e a godere del cielo blu; con il sole e, forse, in compagnia di Afrodite, Dea dell’Amore e Icona della Bellezza in quanto originata dalla nascita dell’orizzonte. Le domande non finiranno mai, e noi non dobbiamo rinunciare a cercare e a trovare delle risposte.

Ulla Alasjärvi

 

Incipit


titolo

data

tersto

 

«continua»


link »


« precsucc »


versione senza grafica
versione pdf

 





Copyright © Pascal McLee 2000-2017. All Rights Reserved.
Amici nell Arte noprofit - C.F. 90034540097
Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti.
Non fa uso di cookie di profilazione.
Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie.
OK
No, desidero maggiori informazioni