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15 Settembre 2017





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Il personaggio J. F. Kennedy
dibattito sulla figura di J. F. Kennedy
Patrizio Gravano

Sabato 22 marzo 2014, presso la Biblioteca Comunale del Comune di Monterosi (VT), si è tenuto un interessante, quanto inedito, dibattito sulla figura di J.F. Kennedy, tra il Dott. Patrizio Gravano ed il Col. della Riserva U.S.Army Vittorfranco Pisano, moderatore il Gen. Luciano Canu.

L’intervento del Dott. Gravano si è articolato in tre distinte sezioni. La prima si è imperniata sul giovane Kennedy, la sua influente famiglia, le ambizioni del padre, la partecipazione alla IIª Guerra Mondiale, come Ufficiale di Marina, nel Pacifico. Nella seconda parte si sono toccati i temi degli esordi nella vita politica, l’elezione a Deputato prima e a Senatore poi. In ultimo, si è trattato dell’elezione a Presidente, dei problemi internazionali, Cuba, Berlino, dei rapporti con L’URSS e della tragica morte a Dallas.

L’iniziativa è stata organizzata per volontà del Presidente della Sezione UNUCI di Monterosi-Tuscia Sud, Gen. di C.d.A. Luciano Canu.

 

intervento


Il mio giudizio su John F. Kennedy
di Patrizio Gravano

Egli seppe certamente interpretare le esigenze di rinnovamento che provenivano da ampi strati dell’elettorato americano. Vinse di misura ma una volta Presidente divenne straordinariamente popolare. Seppe comunicare in modo nuovo. Appariva energico e sicuro di se!

Chi non ricorda il suo “Ich bin ein Berliner” pronunciato durante il proprio discorso tenuto a Rudolph Wilde Platz, di fronte al Rathaus Schöneberg il 26 giugno 1963 mentre era in visita ufficiale alla città di Berlino Ovest?

Seppe lanciare e vincere nuove sfide. Lo spazio. La tecnologia. Egli comprese la strategicità di certe scelte, di certi investimenti. Capì l’urgenza di una politica più progressista in campo domestico, che troverà concrete realizzazioni con il suo successore Lyndon Johnson.

Fu più bravo dei suoi consiglieri politici e militari in molte vicende critiche e cruciali per gli interessi americani e per l’intera umanità (Cuba e Belino, per esempio). Seppe capire che la lotta al comunismo doveva passare per soluzioni più ampie di quelle del contrasto militare, della mera manu militari. Comprese che i paesi latino americani e del terzo mondo avrebbero guardato con altri occhi agli USA solo che questi avessero impostato nuove politiche. Le fragili strutture statali dei paesi interessati e la propaganda sovietica erano coalizzate contro il sogno kennediano di vedere l’affermarsi di forme di governo democratico laddove operavano regimi dittatoriali e dispostici. In questo era certamente in anticipo sui tempi.

Ma certo, se Dulles, da Direttore della CIA, fosse stato più plastico, forse la stessa involuzione marxista-leninista di Castro non si sarebbe realizzata. La radicalizzazione di certi interessi portò ad una escalation che solo Kennedy e il leader sovietico riuscirono a far rientrare.

Tante luci e anche qualche ombra. Ma è mai esistita una perfezione da elogiare? Si è parlato molto dei suoi rapporti con la mafia. Ma, con ogni probabilità, certe vicende erano esacerbate da qualche “federale” troppo zelante e troppo fantasioso. Una cosa è però certa. Egli non fu mai succube di Cosa Nostra che, anche avvalendosi del fratello Bobby, si decise di contrastare con risolutezza. Non intralciò mai indagini contro il crimine organizzato e le varie mafie, anzi…

Fu accusato di una certa lentezza nel portare avanti le riforme interne, specie in relazione alla questione dei diritti civili degli afroamericani. Ma nel corso della sua Presidenza, per quanto direttamente dipendeva dalla Casa Bianca, fu fermo nel far rispettare la legalità. Non gli sono imputabili certo le resistenze che pure provenivano da certi settori “sudisti” del suo stesso partito, il Democratico, che negli Stati del Sud, poveri e agricoli, era ancora in mano ai segregazionisti. Kennedy doveva fare i conti anche con loro e molte accuse di inezia, almeno ad un osservatore esterno, sembrano davvero immeritate.

Forse anche il potente Presidente degli USA doveva tenere conto delle varie alchimie del Congresso. La sua fu una Presidenza breve ma intensa, tutta dominata dalle vicende internazionali. Si può dire che in quel settore fu davvero egregio.

Per quel poco che ho letto mi sono fatto l’idea di un politico preparato (lo ammetterà anche il leader sovietico di allora), poco incline a farsi condizionare o influenzare (la linea adottata in occasione della Crisi di Cuba del ’62 è tutta sua), abile nel capire le trasformazioni del suo tempo e a proporre le relative soluzioni.

Un discorso a se stante meritano le “covert action” e le questioni delle Forze armate.

Egli era stato un brillante ufficiale di Marina, pluridecorato. Non ebbe difficoltà a comprendere le trasformazioni che si dovevano realizzare nel comparto della Difesa. Forse, anche grazie ai consigli del suo consulente militare, il Gen. Maxwell Taylor, il dispositivo della difesa americana superò le rigidità della precedente Amministrazione. Sicuramente autorizzò diverse operazioni segrete della CIA, ma da nessun documento ufficiale, o ufficioso, traspare la volontà di procedere alla eliminazione fisica di avversari politici all’estero.

Si trattava di sovvertire regimi sicuramente non democratici. Si viveva in un momento storico particolare, quello della cosiddetta “guerra fredda”, basata sull’equilibrio del terrore. Si trattava di seguire una equilibrata linea della fermezza contro le nuove forme di aggressione comunista. La fermezza portò sicuramente alla distensione e non all’inverno nucleare!

Egli comprese l’esigenza di un modello di difesa meno rigido rispetto a quello ereditato dalla precedente Amministrazione, basato sulla risposta flessibile.

Egli fu anche il Presidente che comprese l’importanza di implementare le missioni spaziali. A Lui si deve se un americano andò sulla Luna e se gli USA poterono contare per il futuro di un gap tecnologico nei confronti del competitor sovietico che, molti decenni dopo, sarà piegato definitivamente anche grazie all’Iniziativa di difesa strategica.

 

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 immagini del sig. Daniele Limongelli


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