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15 Settembre 2017





LAVORO E ARTE
 Il Lavoro nell'Arte
 Sezione curata da Corrado Calò
 intenditore d'arte


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I minatori
di Alberto Rossi
1887

i minatori - alberto rossi
"I minatori" - opera pittorica - Alberto Rossi - 1887

scheda critica


Questa volta parliamo di un quadro che è apparso brevemente sul mercato dell’arte per scomparire di nuovo poco tempo dopo e tornare ad essere ammirato solamente da chi lo ha acquistato. Ammetto che non lo conoscevo: qualche mese fa l’ho visto riprodotto sulla sovraccoperta di un libro (non ricordo quale, ma sicuramente un romanzo ottocentesco) e ne ho annotato subito titolo e autore, ripromettendomi un approfondimento. Ho scoperto così che si trovava presso una galleria d’arte di Firenze con la quale mi sono messo in contatto per andarlo a vedere, senonché mi è stato detto che era già stato venduto ad un collezionista. La riservatezza cui i galleristi sono tenuti non mi ha permesso, ovviamente, di sapere a chi. “Si tratta di un collezionista italiano?”, ho osato chiedere. “No.” “Europeo?” “Sì”. Non so se la notizia sia di una qualche consolazione, ma almeno è rimasto in Europa. Magari, chissà, prima o poi riusciremo a vederlo da qualche parte, e se ne trovate traccia, venitemelo a dire.

Dieci mesi fa abbiamo inaugurato questa rubrica sul lavoro nell’arte con l’opera di Vincenzo Vela “Le vittime del lavoro”. Ne “I minatori”, coevo alla scultura di Vela, il soggetto trattato è il medesimo, segno che lo sfruttamento e l’esposizione al pericolo fino al rischio della vita dei lavoratori era un tema che stava a cuore agli artisti di fine Ottocento, anche a quelli socialmente meno impegnati, quale in fondo fu Alberto Rossi.

Nato a Torino nel 1858, studiò all’Accademia Albertina, dove dai suoi maestri apprese sia la tecnica del disegno, nella quale eccelse, sia la tendenza all’uso di colori vivi e brillanti (“squillanti”, è stato scritto) che caratterizzeranno la sua produzione. “I minatori” fu presentato all’Esposizione Nazionale Artistica di Venezia nel 1887 e, l’anno successivo, a Monaco di Baviera. Certo, non troviamo qui la profonda e partecipata sofferenza de “Le vittime del lavoro”, anzi, qualcuno ha ritenuto di dire che i compagni del minatore (ferito? moribondo? già morto? ...) sono come distaccati dall’evento e dal contesto in cui sono inseriti. Insomma, bei disegni, bei colori, bel dipinto, e nulla più. “Come se fosse poco! ...”, verrebbe da dire. In ogni caso, Alberto Rossi abbandonò presto le tematiche sociali, forse perché conscio che la sua tecnica “tradizionale”, ma praticata con sincerità e convinzione e, quindi, non freddamente accademica, mal si prestava a rappresentare aspetti della realtà per descrivere i quali stavano in quello stesso periodo nascendo nuove correnti pittoriche. Diresse quindi, grazie anche a frequenti viaggi in Egitto a partire dal 1891, la sua attenzione verso il c.d. orientalismo, in cui la sua predilezione per i colori vividi e vivaci ebbe modo di esprimersi al meglio: è infatti in tale ambito che Alberto Rossi raggiunse i risultati artistici più originali ed apprezzati. Nell’ultima fase, la sua pittura divenne meno descrittiva e narrativa, più intima e personale.

Alberto Rossi morì a Torino il 6 ottobre 1936.

Il suo quadro “I minatori”, benché, purtroppo, non ‘pubblico’, rimane ancora oggi, dopo oltre un secolo, come monito per le tante, troppe vittime che il lavoro continua a mietere ogni anno. 

di Corrado Calò
Pubblicato su “Slurp!” del maggio 2012
Bologna

artista


Alberto Rossi
(Torino, 8 agosto 1858 – Torino, 6 ottobre 1936)

Allievo all’Albertina (1878-84) di Enrico Gamba (1831-1883) e Andrea Gastaldi (1826-1889), da cui derivò la tecnica disegnativa e, dal Gastaldi, il senso del colore squillante, messi a frutto nella sua prima produzione orientalista, aveva esordito con dipinti di figure ambientate nel paesaggio (scene di vita rustica).
Nella produzione paesistica del Novecento abbandonò l’oggettivo descrittivismo per più efficaci e libere impressioni, svincolate dal primitivo impegno di fedele trascrizione. 

 

bibliografia


  • Nozioni tratte dal volume “Il valore dei dipinti dell’Ottocento e del primo Novecento”  XII edizione (1995-1996), Umberto Allemandi & C Editore, a cura di Giuseppe Luigi Marini.
  • Ulteriori notizie sono reperibili sul Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei pittori e degli incisori italiani dall'XI al XX secolo, volume X, pp. 23-24 (1975)

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