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15 Settembre 2017





LAVORO E ARTE
 Il Lavoro nell'Arte
 Sezione curata da Corrado Calò
 intenditore d'arte


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La tomba di Ennio Gnudi
di Farpi Vignoli
1952

la tomba di ennio gnudi - farpi vignoli
"La Tomba di Ennio Gnudi" - opera scultorea - Farpi Vignoli - 1952

scheda critica


Questo mese torniamo alla Certosa, da oltre duecento anni uno dei luoghi più ricchi d’arte di Bologna, un “museo a cielo aperto” sul quale fervono gli studi ma non altrettanto i restauri che ne arrestino il galoppante degrado. E, giunti in Certosa, fermiamoci al Campo Carducci, dove riposa il poeta che più di tutti questo luogo cantò ed esaltò nei suoi versi. Qui, sulla destra, al limite del campo, troviamo un sarcofago in travertino, pietra forse poco adatta alla scultura per la sua estrema porosità, ma di forte potenza evocativa, per essere stata la pietra dei grandi monumenti di Roma. La materia utilizzata e l’aspetto solenne potrebbero indurre il visitatore a pensare ad un’opera anteguerra, ma basta uno sguardo appena un po’ più attento per accorgersi che la dignità e la maestosità del manufatto sono, schiettamente e nobilmente, popolari. E’ la tomba di Ennio Gnudi (1893-1949), personaggio oggi ignoto ai più, ma un eroe per i suoi compagni “cui fu guida nelle lotte del lavoro”, come si legge nella parte anteriore del sarcofago. Non solo, Ennio Gnudi fu anche, per un giorno, sindaco di Bologna, il 21 novembre 1920, lui “umile e semplice” esponente della classe operaia, socialista massimalista. Succedette a Francesco Zanardi, il “sindaco del pane”, e, come il suo predecessore, avrebbe voluto tenere basso il prezzo del principale sostentamento dei poveri, assai numerosi nell’Italia del primo dopoguerra, “perché non sono i lavoratori che debbono pagare, ma coloro che dalle speculazioni hanno guadagnato milioni e milioni”. Disse così Ennio Gnudi, da uomo semplice ma con le idee chiare su da che parte fosse giusto stare, nel suo discorso di insediamento a sindaco di Bologna. Poteva un uomo così mantenere una carica tanto importante nell’Italia che si avviava a grandi passi verso la dittatura? Certamente è quello che speravano i suoi sostenitori, radunatisi in Piazza Maggiore per acclamarlo, ma dalla piazza giunse invece il rumore dei colpi di pistola sparati dagli “scherani della dittatura” contro la folla dei lavoratori che inneggiavano al “loro” sindaco. Furono in dieci a morire, più un consigliere comunale, un avvocato nazionalista mutilato di guerra, Giulio Giordani, che i suoi assassini eleggeranno a loro martire, ed è lecito dubitare che avrebbe gradito questa consacrazione. La sala consiliare fu invasa dai facinorosi e il Consiglio Comunale si sciolse nel disordine e nella fuga generale. Il Prefetto nominò immediatamente un Commissario che ristabilisse l’ordine e gestisse la situazione con pugno di ferro. Quella sera a Bologna finì la democrazia: ritornerà il 21 aprile del 1945. Ennio Gnudi, al Congresso di Livorno del gennaio 1921, aderirà al neonato Partito Comunista, e poi sarà esule in Francia e in numerosi altri Paesi, in un incessante peregrinare senza pace. Tornato in Italia, nel 1945 fu eletto segretario generale del sindacato ferrovieri italiani. Bologna lo accolse e lo festeggiò con una grande manifestazione popolare nel venticinquesimo anniversario della sua elezione a sindaco, il 21 novembre 1945, e nel 1946 lo vorrà nuovamente fra i suoi consiglieri comunali. Morì appena tre anni dopo, “stanco della vita durissima che aveva vissuto”, come disse il sindaco Giuseppe Dozza nel discorso commemorativo.
I ferrovieri italiani vollero onorarlo degnamente con una tomba la cui realizzazione fu affidata allo scultore bolognese Farpi Vignoli, che alla Certosa aveva già eseguito un’opera che vale senz’altro la pena guardare, e che si trova a pochi metri di distanza da quella di cui trattiamo, la Tomba Frassetto, sulla quale padre e figlio, recumbenti come in un convivio romano, sono immersi in un intenso ed assorto dialogo muto.

la tomba di ennio gnudi - farpi vignoli - particolare
"Non s'addice alle tombe il travertino...

Il monumento a Ennio Gnudi è una toccante, armoniosa, sapiente commistione tra un feretro ed un sarcofago: il sindacalista è rappresentato sulla sommità dell’arca, coperto solo, dalla cintola in giù, da un drappo. Tutt’intorno, a trasportarne il cadavere in un ultimo doloroso omaggio, sei lavoratori di tutte le età e di tutte le categorie, non solo ferrovieri, ma operai con il martello, braccianti con la falce, e persino una mondina con i caratteristici calzoncini corti. Sulle superfici laterali del sepolcro, stilizzate bandiere spiegate ed inclinate, in segno di onore e di lutto.

la tomba di ennio gnudi - farpi vignoli - particolare
"Triste è la morte e muto il pianto elevasi...

Farpi (nome più unico che raro, coniato dal nonno, alla ricerca per il nipote di un nome così originale da inventarselo) Vignoli, nato a Bologna nel 1907, fu uno di quegli artisti che se avesse operato all’epoca della “monumentomania”, che ebbe nel periodo fra le due guerre mondiali, con il diffondersi dappertutto dei monumenti ai caduti, la sua ultima prolifica stagione, avrebbe goduto senz’altro di una fama ben più ampia di quella che pure ebbe, abile com’era a cogliere l’afflato dei sentimenti collettivi, nello sport – che fu, artisticamente, il suo grande amore – come nella politica e nel lavoro. Già nel 1936 ottenne la medaglia d’ora per la scultura alle Olimpiadi di Berlino con il “Guidatore di sulky”, cui faranno seguito, negli anni intorno al 1940, i due enormi bassorilievi in cemento per la sede della corporazione dell’agricoltura (oggi Camera Confederale del Lavoro) in Via Marconi, a Bologna.

bassorilievo di destra camera del lavoro di bologna - farpi vignoli
Bassorilievo di Destra della Camera del Lavoro di Bologna - opera in cemento - Farpi Vignoli

In essi Farpi Vignoli non indulge ai segni esteriori del regime al potere (ed infatti rimarranno lì, immutati, anche dopo il cambio di destinazione dell’edificio), ma anzi rappresenta la quotidianità della vita dei lavoratori della terra, nei momenti della fatica e in quelli lieti e festosi.
Ottimo acquarellista, Farpi Vignoli si cimentò anche in opere di architettura, come il teatro per la scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegnava. Sino agli ultimi anni della sua vita, non abbandonò mai la sua arte.
Morì a Bologna, novantenne, nel 1997. E’ sepolto nel piccolo cimitero di Poggio, frazione di Castel San Pietro Terme (Bologna), in una modesta cappella priva di qualsiasi scultura.

di Corrado Calò
Pubblicato su “Slurp!” dell’aprile 2012

Bologna

artista


Farpi Vignoli
(Bologna, agosto 1907 – Bologna, novembre 1997)

Farpi Vignoli nasce a Bologna nell'agosto del 1907 (dove vivrà fino al novembre 1997), da Callisto, carpentiere, ed Ersilia Tagliavini. È il più giovane di tre fratelli. (Il nome di battesimo, alquanto singolare, nasce dalla troncatura di un nome più lungo che il padre cercava di comporre). Trascorre l'infanzia e la prima adolescenza in una casa nei pressi dell'ippodromo dell'Arcoveggio (da cui l'ispirazione per il driver del trotto e poi per il cavallo).Nel 1919 è ammesso all'interno del Collegio Venturoli, dove studierà pittura, scultura, architettura seguendo gli insegnamenti dello scultore Enrico Barberi. In questo periodo nasce un'amicizia fraterna con Paolo Manaresi. Nello stesso periodo si consolida anche l'amicizia con lo scultore Luciano Minguzzi, appena più giovane, conosciuto all'Accademia e insieme al quale frequenta il maestro Ercole Drei, allora impegnato nella realizzazione delle marmoree Immagini della Libertà e della Vittoria per la Certosa di Bologna. Conclusa poi l’Accademia di Belle Arti, nel 1934 esordisce a Bologna con una mostra personale.
Alla II Quadriennale di Roma del 1935 (su invito del fondatore Cipriano Efisio Oppo), il Guidatore di sulky si aggiudica il 4º premio e il diritto di partecipare, risultando poi vittorioso, alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Degli anni subito successivi: il Tennista del 1936, il Tiratore di fune del 1937, il Saltatore del 1938. Quest'ultimo viene suggestivamente colto da Vignoli sospeso tra cielo e terra, con un equilibrio singolare di aste oblique.
Poi Vignoli cambia stile e abbandona il soggetto sportivo. Nel 1939, presenta alla III Quadriennale romana il Preludio d’amore aprendo un nuovo periodo di creatività più eclettica. Negli stessi anni realizza due giganteschi bassorilievi per la facciata dell'allora Casa del Contadino (oggi Camera Confederale del Lavoro) di Bologna. Del 1940 sono anche il bozzetto (assieme a Cleto Tomba) vincente — a pari merito — per la Quadriga nella facciata dei Ricevimenti del-l’E42 (EUR), a Roma, e due grandi trofei per lo stesso complesso. Del 1941 il ritratto all'amico poeta Alfonso Gatto.
La Seconda Guerra Mondiale segna un momento di grande difficoltà, attenuata in parte dalla presenza di amici come Giuseppe Vaccaro, ospitato nella dimora da sfollati, sull'Appennino tosco-emiliano o Aldo Cucchi, partigiano medaglia d'oro, della 7ª GAP, impegnata nella storica Battaglia di Porta Lame, a Bologna, poco prima della Liberazione. Tutte le esposizioni si interrompono tra il 1942 e il 1943,
Nell’immediato Dopoguerra le nuove generazioni maturano la ribellione contro il periodo precedente. In questa fase Vignoli si dedica con passione alla pittura ad acquerello (prediletta fin dai tempi del collegio), innovandone sorprendentemente i principi cromatici e materici, raggiungendo luminosità e toni, più apparentati con la tecnica dell'affresco, al punto che Virgilio Guidi definì il risultato un vero riscatto verso le altre tecniche più blasonate.
Vignoli torna alla scultura dal 1950 con varie opere, la Tomba Frassetto, nella Certosa di Bologna, i ritratti di artisti del cinema americano (tra cui Tyrone Power e il regista Henry King) , la Tomba di Ennio Gnudi (Sindaco di Bologna nel 1920), sempre alla Certosa, il Monumento bronzeo ai Bersaglieri caduti in Russia (Bologna), la Madre che cuce a macchina, bronzo (G.A.M. di Bologna), i ritratti in bronzo del poeta Gatto, dello scultore Bolognini, delle figlie Alessandra e Nicoletta. Nel 1957 progetta e dirige la costruzione di un complesso architettonico per l'Accademia di Belle Arti di Bologna, con l'edificio delle aule e il Teatro per la Scuola di Scenografia, quest'ultimo, in particolare, molto apprezzato dall'architetto Giuseppe Vaccaro. Poi giungono nuove commissioni di sculture: la Stele ai mutilati di guerra bronzo (Parco S. Viola, Bologna), il Monumento di San Francesco e il lupo (Gubbio), altorilievo in bronzo, il Ciborio della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battiata di Casalecchio di Reno, bronzo naturale, Mariarosa, la maestrina, marmo (Certosa), il Cavallo al trotto (Castel S. Pietro), bronzo grande al vero. Nell'ultimo periodo di attività, tra gli anni ottanta-novanta, i nuovi soggetti sportivi, tutti in bronzo: Il Deltaplano, Il Windsurfer, Giacomo Agostini, Björn Borg, Il Motocross.

 

 


ulteriori informazioni sulla vita e le opere dell'artista sono reperibili presso il sito di Wikipedia
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