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LAVORO E ARTE
 Il Lavoro nell'Arte
 Sezione curata da Corrado Calò
 intenditore d'arte


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Il Quarto Stato
di Giuseppe Pellizza da Volpedo
1901

il quarto stato - giuseppe pellizza da volpedo
"Il Quarto Stato" - opera pittorica - Giuseppe Pellizza da Volpedo - 1901

 

scheda critica


Se “Le vittime del lavoro” di Vincenzo Vela, di cui abbiamo parlato nel numero scorso di “Slurp!”, erano rassegnate alla sorte che il nascente sistema industriale riservava loro, il “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) non lo è affatto, ed anzi rivendica il suo diritto ad entrare nella storia come protagonista. E lo fa nella piena luce del sole, con la fierezza e la pacatezza di chi sa che il futuro gli appartiene. La marcia dei lavoratori decisi ad ottenere finalmente dal padrone la “giusta mercede” è lenta, pacifica, inesorabile. Una donna è in prima fila con i due designati a perorare la causa comune. Ha un bimbo nudo in braccio e forse è lì, come qualcuno ha suggerito, per richiamare indietro il marito. Ma più probabilmente ella è lì per partecipare all’azione, per ricordare ai lavoratori ‘maschi’ che occorre battersi anche per i diritti delle donne e dei fanciulli. Lo Stato liberale di fine Ottocento escludeva le masse dei lavoratori artefici del progresso dalle decisioni che le riguardavano, tenendole lontane dai centri del potere e da quel benessere che esse stesse contribuivano in gran parte a produrre.
Un uomo affettivamente (morirà suicida dopo la morte per parto della moglie) e socialmente sensibile come il pittore Pellizza da Volpedo volle creare un’opera che rappresentasse in maniera vivida la forza e la speranza dei lavoratori in lotta, il loro fatale incedere verso l’avvenire. Per dieci anni, dal 1891 al 1901, fu la sua idea fissa che concretizzò in più versioni dell’opera, fra le quali la “Fiumana” » alla pinacoteca di Brera, del 1896, fino a che non fu pienamente soddisfatto del risultato raggiunto. Sotto il profilo della tecnica pittorica, il “Quarto Stato” è ascrivibile alla corrente del “divisionismo” che otteneva inediti effetti di luce con piccole pennellate di colori non mescolati che si ricompongono negli occhi di chi guarda determinando la sensazione che la superficie vibri di luce.
Il dipinto, ancor oggi di forte valore simbolico e di potente suggestione, dopo aver girovagato per diverse sedi espositive nel capoluogo lombardo, è stato collocato, nel dicembre 2010, nel nuovo Museo del Novecento sito al palazzo dell’Arengario in Piazza del Duomo. Collocazione, secondo molti, infelice, relegato com’è in una stanza con le pareti dipinte di nero, a pochi centimetri di altezza dal pavimento, e dietro una lastra protettiva di vetro che non permette di cogliere le sfumature di luce così tenacemente ricercate dal suo autore. Ora il nuovo sindaco di Milano vorrebbe riportarlo a Palazzo Marino, la sede del Comune, dove è stato per molti anni dopo la Liberazione.
Io non mi esprimo, ché guardarlo dovrei prima di dir la mia.

di Corrado Calò
Pubblicato su “Slurp!” del settembre 2011
Bologna

postilla



L’ho poi visto, il Quarto Stato, in una soleggiata domenica di dicembre, e non mi è sembrato che stesse male dove sta, all’ultimo piano di un museo, anche architettonicamente, tutto novecentesco. Il vetro lo protegge, come si proteggono i corpi dei Santi, e il nero non lo incupisce, ma forse, al contrario, ne esalta la luminosità. E poi, se si vuole vedere solo “lui”, non bisogna pagare il biglietto: basta dirlo all’ingresso, e salire. Perché il Quarto Stato, ancor oggi, siamo tutti noi.

 

artista


 

 

Giuseppe Pellizza da Volpedo
(Volpedo, 28 luglio 1868 – Volpedo, 14 giugno 1907)

Giuseppe Pellizza è stato un pittore italiano, dapprima divisionista, poi esponente della corrente sociale, autore del celeberrimo Il Quarto Stato, vera allegoria del mondo del lavoro subordinato e delle sue battagliepolitico-sindacali.
Pellizza da Volpedo era figlio di agricoltori, frequentò la scuola tecnica di Castelnuovo Scrivia dove apprese i primi rudimenti del disegno. Grazie alle conoscenze ottenute con la commercializzazione dei loro prodotti, i Pellizza entrarono in contatto con i fratelli Grubicy che ne promossero l'iscrizione all'Accademia di Belle Arti di Brera dove fu allievo diFrancesco Hayez e di Giuseppe Bertini. Contemporaneamente ricevette lezione private dal pittore Giuseppe Puricelli e successivamente divenne allievo di Pio Sanquirico. Espose per la prima volta a Brera nel 1885. Terminati gli studi milanesi, Pellizza decise di proseguire il tirocinio formativo, recandosi a Roma, dapprima all'Accademia di San Luca poi alla scuola libera di nudo all'Accademia di Francia a Villa Medici.
Deluso da Roma, abbandonò la città prima del previsto per recarsi a Firenze, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti con Giovanni Fattori come maestro. Alla fine dell'anno accademico ritorna a Volpedo, allo scopo di dedicarsi alla pittura dal vero attraverso lo studio della natura. Non ritenendosi soddisfatto della preparazione raggiunta, si recò a Bergamo, dove all'Accademia Carrara seguì i corsi privati di Cesare Tallone. Nel 1889 visitò Parigi in occasione dell'Esposizione universale. Frequentò poi l'Accademia Ligustica aGenova. Al termine di quest’ultimo tirocinio, ritornò al paese natale, dove sposò una contadina del luogo, Teresa Bidone, nel 1892. Da quello stesso anno, cominciò ad aggiungere "da Volpedo" alla propria firma.
Nel 1898 partecipò alla Esposizione generale italiana a Torino.
Il pittore in questi anni abbandona progressivamente la pittura ad impasto per adottare il divisionismo. Si confrontò così con altri pittori che usavano questa tecnica, soprattutto conGiovanni Segantini, Angelo Morbelli, Vittore Grubicy de Dragon, Plinio Nomellini, Emilio Longoni e, in parte, anche con Gaetano Previati. Nel 1891 espose alla Triennale di Milano, facendosi conoscere al grande pubblico. Continuò a esporre in giro per l'Italia (Esposizione Italo-Colombiana di Genova 1892, di nuovo Milano 1894). Tornò a Firenze nel 1893, vi frequentò l'Istituto di Studi Superiori, visitò poi Roma e Napoli. Nel 1900 espose a Parigi Lo specchio della vita. Nel 1901, portò a termine Il Quarto Stato, a cui aveva dedicato dieci anni di studi e fatica. L'opera, esposta l'anno successivo alla Quadriennale di Torino, non ottenne il riconoscimento sperato, anzi scatenò polemiche e sconcerto presso molti dei suoi amici.
Deluso, finì per abbandonare i rapporti con molti letterati e artisti dell'epoca, con i quali già da tempo intratteneva fitti rapporti epistolari. Morto nel frattempo Segantini, nel 1904Pellizza intraprese un viaggio in Engadina, luogo segantiniano, al fine di riflettere maggiormente sulle motivazioni e sull'ispirazione del pittore da lui considerato suo maestro. Nel1906, grazie alla sempre maggiore circolazione delle sue opere in esposizioni nazionali e internazionali, fu chiamato a Roma, dove riuscì a vendere un'opera perfino allo Stato: ‘’Il sole’’, destinato alla Galleria di Arte Moderna. Sembrava l'inizio di un nuovo periodo favorevole, in cui finalmente l'ambiente artistico e letterario riconosceva i temi delle sue opere. Ma l'improvvisa morte della moglie, nel 1907, gettò l'artista in una profonda crisi depressiva. Il 14 giugno dello stesso anno, non ancora quarantenne, si suicidò impiccandosi nel suo studio di Volpedo.

 


ulteriori informazioni sulla vita e le opere dell'artista sono reperibili presso il sito di Wikipedia »
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