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15 Settembre 2017





INTERVISTE

« precsucc »

Maurizio Lanteri
Vive con la moglie e il figlio a Garlenda, in Liguria, dove esercita la professione di medico pediatra
“il noir non è un genere. E’ un colore, uno stato d’animo, una sensazione. Il noir più che indicare un genere specifico designa un tono generale, una serie di motivi, un insieme di sottogeneri”. (Giorgio Gosetti)

Il personaggio del giorno
6 domande a Maurizio Lanteri

A.A. Maurizio, iniziamo subito con una domanda che solitamente i profani si pongono. "Come nasce il NOIR"?
M.L. Il NOIR nasce come metamorfosi del GIALLO, un genere letterario che – come tutti sanno – pone al centro del suo interesse il crimine. Il giallo ha le sue origini in America e a tenerlo a battesimo, nel 1841, è Edgar Allan Poe con il racconto I delitti della via Morgue. Il protagonista di questa storia, Auguste Dupin, sfoggia enormi capacità deduttive che gli permettono di risolvere intricati casi criminali senza nemmeno recarsi sui luoghi dei delitti, solo leggendone i resoconti giornalistici. A questo precedente si rifarà Conan Doyle, nel 1887, per creare il suo celeberrimo Sherlock Holmes.

A.A. Si tratta quindi di una forma "embrionale" del genere NOIR. Quando si può parlare veramente di letteratura NOIR?
M.L. Per arrivare al NOIR devono passare quasi cento anni.
Siamo ancora in America, a cavallo dello scoppio della seconda guerra mondiale.
Nel 1934 James M. Cain pubblica
Il postino suona sempre due volte, in seguito più volte ripreso dal cine-ma; per primo Luchino Visconti (Ossessione - 1943, con Clara Calamai e Massimo Girotti) per poi passare a Garnett nel 1946, e al remake di Rafelson nel 1981 con Jessica Lange e Jack Nicholson.
Nel 1936 sempre Cain pubblica
La morte paga doppio, storia di una donna che uccide suo marito per ri-scuotere il premio dell’assicurazione. Si racconta che, quando ne portarono una copia al famoso regista e produttore Billy Wilder, questi abbia letto le 128 pagine che compongono il libro nel tempo record di 58 minuti, dopo i quali abbia scritto di getto la sceneggiatura di uno dei suoi film più famosi: La fiamma del peccato. Inizia così lo stretto sodalizio che, nel nome del noir, affianca letteratura e cinema.

A.A. Quale scrittore può essere definito a buon titolo il "padre" del genere NOIR?
M.L. Colui che di fatto conia il nome del genere è Cornell Woolrich che 1940 scrive La sposa era in nero, reso poi celebre dalla trasposizione cinematografica di François Truffaut del 1967. Il romanzo racconta la storia di una donna che diviene vedova prima ancora del matrimonio, a causa di un delitto; un delitto impunito di cui furono corresponsabili cinque uomini. La donna trova sollievo al suo dolore nel pensiero della vendetta e, con pazienza monomaniacale, nel giro degli anni uccide a uno a uno i responsabili con una serie di omicidi perfetti.
A Woolrich dobbiamo altri romanzi celebri, nei quali compare con inquietante frequenza la parola NOIR, NERO:
Sipario nero, L'alibi nero, L'incubo nero, L'angelo nero, Appuntamenti in nero. Da non dimenticare, anche se la parola noir questa volta non compare, Una finestra sul cortile, di cui ricordiamo la riduzione cinematografica di Hitchcock.

A.A. Dopo aver reso onore ai progenitori del genere, e chiarito con alcuni esempi cosa si intende per NOIR, ci poniamo quindi la domanda: cosa tiene distinto il noir dal giallo o cosa addirittura li contrappone?
M.L. Semplificando, possiamo dire che nel GIALLO classico un investigatore - spesso privato o dilettante - scopre l'autore di un delitto in base a indizi più o meno nascosti e fuorvianti, generalmente all'interno di una ristretta cerchia di personaggi (Sherlock Holmes, Poirot, Miss Marple, i telefilm di Hitchcock, Perry Mason).
Chi legge un giallo si immerge in un mondo razionale, schematico (i buoni alla fine vincono e i cattivi ricevono la giusta punizione), regolato da norme certe e precise.
Nel giallo la domanda principale è:
Chi è stato?

A.A. Tutto ciò descrive alla perfezione situazioni e trame di un GIALLO... e per quanto concerne il NOIR, quali sono i "punti fermi"?
Il NOIR rappresenta in qualche modo l'altra faccia della storia di un crimine. L'attenzione si sposta, più che sul meccanismo del delitto, sull'ambiente in cui esso si è prodotto, sulla società che l'ha reso possibile.
In tal modo la soluzione del delitto passa quasi in secondo piano. Addirittura non importa sapere chi sia il colpevole o se ce ne sia uno. Il crimine diventa il pretesto per rac-contare il malessere di un mondo o di una società: i suoi aspetti marginali, eccessivi, malati.
E alla fine della libro il lettore è costretto a riflettere quanto gli sta intorno, guardandolo con occhi diversi: "Ma allora... anch'io potrei diventare una vittima. O un criminale".
Nel NOIR la domanda diventa Che cosa sta accadendo? Una domanda a cui spesso non può essere data una risposta certa.

A.A. In conclusione, qual è il messaggio che il lettore sente di recepire al termine di un romanzo NOIR?
M.L. Forse è proprio l'indeterminatezza di una risposta certa a quell'ultima domanda, questa vena di irrazionalità nella trama che piace tanto al nostro tempo, in cui le regole assolute sono sempre meno e sempre meno seguite.


» Non tornare a Mameson
Romanzo a due voci di Lilli Luini e Maurizio Lanteri.
La storia intensa di un uomo che ritrova la vita.
« precsucc »


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