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CULTURA

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Alchimia
Gli alchimisti non erano stregoni, ma veri scienziati
06.09.2006 - tSt, tutto scienze e tecnologia - n. 1244 - La Stampa

sito ufficiale di tSt - La StampaWeb

CONVEGNO ALLA JOHN HOPKINS UNIVERSITY PER RIVALUTARE I PRECURSORI DELLA CHIMICA MODERNA. «AVEVA UN SENSO CERCARE L’ORO NEL PIOMBO»

I pregiudizi contro di loro risalgono al ‘600 e al ‘700 e furono alimentati dai primi chimici per conquistarsi la simpatia popolare

   Ottanta storici e scienziati che si confrontano per giorni sul valore delle scoperte scientifiche degli alchimisti: in piena estate a Philadelphia è stato Lawrence Principe, storico della Scienza alla John Hopkins University, ad organizzare il simposio della «Chemical Heritage Foundation» accolto dai media americani come la conferma di un processo di rivalutazione di una scienza tanto a lungo criticata se non disprezzata. Principe ritiene che la conferenza sia stata un successo, aprendo la strada ad un riesame complessivo dell’antica pratica.
   Quale è il motivo del revival dell’alchimia in corso in America?
   «La gente ha iniziato a guardare al passato con più attenzione e meno pregiudizi, tentando di leggere la storia dell’alchimia nel contesto storico di allora, entrando nelle menti dell’epoca. Ci si chiede perché pensavano in quella maniera. Fino a una ventina di anni fa si dava per scontato che l’alchimia aveva qualcosa a che vedere con la magia, se non addirittura gli inganni e le frodi, ma ora ci si sta rendendo conto che queste convinzioni si aggiunsero in un secondo momento, nel XVIII, nel XIX ed anche nel XX secolo. Andando a studiare con occhio più critico le fonti originali del XVI secolo, gli studiosi si rendono conto che l’alchimia era in realtà qualcosa di molto differente».
   Di che cosa si trattava?
   «Di esperimenti e di uso della razionalità. Gli alchimisti tentavano di comprendere qualcosa del mondo in cui vivevano. Operavano in maniera assai più scientifica di quanto non abbiamo mai immaginato».
   Può fare un esempio concreto? In quale caso si sono considerate pratiche magiche quelle che invece erano primordiali ricerche di tipo scientifico? 
   «Prendiamo la transmutazione, ovvero la trasformazione del piombo in oro. Per i nostri standard sembra trattarsi di qualcosa di assolutamente folle. Ma, se teniamo presenti quali erano le teorie in vigore nel Medioevo, era invece qualcosa che aveva molto senso. Gli alchimisti credevano che tutte le medaglie e molte monete fossero fatte delle medesime due sostanze e che le differenze si dovessero solo al fatto che le sostanze erano mischiate in proporzioni o in modi differenti. Credendo in questo era molto logico pensare che, cambiando le dosi, fosse possibile trasformare il piombo in oro».
   Dunque, il metodo che questi studiosi applicavano era scientifico anche se all’interno di un quadro di conoscenze fortemente condizionato...
   «Certamente. Partivano da teorie che non erano sempre corrette, ma poi procedevano con un metodo che oggi definiremo come scientifico. Avevano cioè dei laboratori, procedevano effettuando osservazioni e arrivavano a conclusioni che rispecchiavano il lavoro svolto».
   Perché allora nei secoli seguenti vennero delegittimati?
   «Dobbiamo tenere presente che nel XVII secolo l’alchimia aveva davvero una cattiva reputazione. Non aveva posto nelle università, non era parte della tradizione classica ed il pubblico non distingueva fra chi maneggiava oro, sale e piombo e chi, invece, praticava frodi ed inganni di vario genere. Con tali premesse, quando all’inizio del XVIII secolo si sviluppò la chimica, chi la praticava prese conmolta decisione le distanze dall’alchimia. La chimica si considerava un’arte reale in alternativa ad una pratica che veniva identificata con l’avarizia di chi usava il proprio tempo solo per cercare l’oro. I primi chimici pensarono che la maniera migliore per essere legittimati agli occhi della gente era prendere le distanze dalla pratica della trasmutazione. Furono queste le origini di una delegittimazione che è arrivata fino ai nostri giorni».
   Insomma, la chimica si fece largo sfruttando il disprezzo popolare per l’alchimia. E’ così?
   «Avvenne qualcosa di simile». 
   Ma, a parte la trasformazione del piombo in oro, quali altre pratiche distinguevano le attività degli alchimisti?
   «Nelle attività tese a migliorare il rendimento dei minerali o nella raffinazione deimetalli. Gli alchimisti erano anche impegnati nella realizzazione di nuovi tipi di medicine, a cominciare dalle misture di erbe realizzate seguendo pratiche dell’antichità. Usavano formule chimiche per ricavare medicine da minerali e sostanze animali. Gli alchimisti, in realtà, sono stati fra i primi chimici della Storia, riuscendo a ricavare, ad esempio, una sostanza come il sale. Furono le loro ricerche ad aprire le porte alla scienza moderna come oggi noi tutti la intendiamo».
   Quale è la lezione più importante che ci hanno tramandato gli alchimisti?
   «Ciò che più distingue gli alchimisti dai chimici è che i primi avevano una visione molto più ampia e complessa dell’Universo, tenendo presente anche questioni morali e teologiche. Oggi sono in molti ad essere insoddisfatti per come la scienza legge il mondo, dividendolo in compartimenti stagni e, dunque, l’esperienza degli alchimisti può aiutare ad avere una visione più complessiva, di insieme, direi più poetica. E infatti alla conferenza di Philadelphia quello che più mi ha colpito sono state le differenze tra alchimisti e nell’alchimia stessa: si va dagli aspetti teologici a quelli chimici, fino alla lavorazione dei metalli. Non ci potrebbe essere errore più grande del considerare l'alchimia un monolite». 

 LA PAROLA

 PER SAPERNE DI PIÚ

  • Alchimia, una parola dalle origini controverse.

GRECI E PERSIANI
Il termine alchimia proverrebbe dall’arabo «al-kimiya», che, secondo alcuni interpreti, è l’unione dell’articolo «al» e della parola greca «chemeia», che significa «mettere insieme», oppure di una parola persiana ancora più remota, vale a dire «kimia» (oro).

L’ANTICO EGITTO
Un’altra interpretazione sostiene che il vocabolo arabo significhi «Scienza egizia», prendendo a prestito la parola copta che significava Egitto - «keme» o «kheme» -, la quale a sua volta proverrebbe dall’antico demotico «kmt»: indicava allo stesso tempo il Paese dei faraoni e il colore nero. L’Egitto, infatti, era definito come la «Terra Nera» in contrasto con la «Terra Rossa», vale a dire il deserto che circondava le zone rese fertili dal Nilo.  

  •  Ecco alcuni storici e scienziati al centro del revival dell’alchimia negli Usa.

Lawrence M. Principe - Johns Hopkins University
Pamela H. Smith - Columbia University
Dane Thor Daniel - Wright State University
Tara E. Nummedal - Brown University
William R. Newman - Indiana University
Bruce T. Moran - University of Nevada.

L’EVENTO
La mostra sull’alchimia si svolge nella sede della «Chemical Heritage Foundation» di Philadelphia, Usa.
http://www.chemheritage.org/exhibits/ex-nav3-transmute.html.

IL SITO INTERNET
I principali testi alchemici e la loro storia
http://www.levity.com/alchemy/.

MISTERI

 IL SOGNO DELLA TRASMUTAZIONE

GLI OBIETTIVI
Combinando elementi di chimica, metallurgia, fisica, medicina, astrologia, misticismo e arte, l’achimia aveva un duplice obiettivo:

  1. Trasmutare i metalli vili in argento e oro
  2. Sintetizzare una sostanza magica in grado di curare tutte le malattie e di prolungare la vita all’infinito

La Pietra Filosofale era considerata l’ingrediente ultimo per ottenere entrambi gli scopi.

LA STORIA
Nata in Mesopotamia e sviluppatasi in Egitto, è stata praticata in Grecia, a Roma, in Persia, in India, in Cina e si è diffusa nell’Europa del tardo Medioevo, conoscendo il suo apogeo nel Rinascimento.
Insieme con ermetismo, platonismo, pitagorismo e magia, l’alchimia contribuì a creare una nuova visione del mondo che poneva l’uomo al centro di un universo intriso di simboli e manipolabile attraverso la conoscenza occulta.

I PROTAGONISTI
Paracelso, John Dee, Edward Kelley: i maghi-filosofi del Rinascimento furono studiosi dell’alchimia, ma anche molti padri della scienza moderna si dedicarono a questa disciplina.
Tra i nomi più celebri, Tycho Brahe, Robert Boyle, Isaac Newton: quest’ultimo trascorreva il settembre di ogni anno immerso nelle pratiche alchemiche e la credenza nell’idea occulta dell’azione a distanza influì sulla sua teoria sulla gravità.

LA SCIENZA E LA PSICANALISI
Nei moderni acceleratori di particelle si bombardano i nuclei atomici con particelle ad alta energia, realizzando il sogno primigenio della trasmutazione della materia da una condizione a un’altra.
Il significato della ricerca alchemica come ricerca spirituale e i suoi simbolismi come finestra sul mondo dell’inconscio collettivo sono stati studiati da uno dei padri della psicanalisi, Carl Gustav Jung.


di Maurizio Molinari
tratto da "tSt, tutto scienze e tecnologia" - n. 1244 - La Stampa del 06.09.2006


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